Protezione cadute nel vuoto

A seguire si riportano stralci normativi definire altezze di garanzia ritenute idonee ad impedire cadute nel vuoto

In seno di giudizio, ove sussistano più norme coincidere in aspetti di Regolamenti e/o Leggi o ve ne sia assenza o dubbio interpretativo, vale regola di riferimento adottare il criterio che sia maggiormente cautelativo per l’incolumità delle persone e delle cose e tenendo ben presente che rischi per determinati pericoli, possono diffondersi a fasi concomitanti in linea di principio od addirittura all’esterno dell’ambiente lavorativo stando alle situazioni logistiche di riferimento prese in considerazione.

Per cui essendo il Condominio un luogo di lavoro, vuoi per soggetti occasionali che ricorrenti sia contrattualizzati che non (postini, consegne, artigiani chiamati dalle singole proprietà condizioni, ditte che ricoprono esecuzioni di appalti di manutenzione ordinaria ed anche straordinaria, eccetera) ed è in quanto tale disciplinato da D.U.V.R.I. art. 26, oltre che da D.V.R. art. 28 nel caso di dipendenze dirette. del D. Lgs. 81/08 e ss.mm.ii. Si pensi ad elettricisti, antennisti, manutentori di caldaie ed ascensori, pulitori, portatori di pasti o pacchi, artigiani edili ricorrenti in ambito C.I.L.A. edilizia o di M.O. e così via.

Punti di raccolta per esodi sono considerati i lastrici solari piani di copertura degli stabili, poiché possono sussistere interruzioni delle trombe scala ed il non poter usare ascensori nelle more di salvaguardia legislativa per emergenze; palese quindi che vi debbano essere parapetti adeguati e che per essere tali, sono costituiti resistenti od a pieno oppure con traversi distanziati al massimo da 10 centimetri sia in senso orizzontale che verticale od obliquo.

Il Decreto Ministeriale N° 236/89 viene applicato a tutti gli edifici sia pubblici che privati; costruiti successivamente e a quelli anche antecedenti oggetto di interventi di ristrutturazione; pone evidenze per scale, finestre, balconi, ma in considerazione di situazioni non lavorative che invece per tali sono disciplinate esclusivamente dal Testo Unico DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008 N. 8 e sue modifiche ed integrazioni; ad esempio tra altro, tratta di scale interne ad unità immobiliare, di parapetti delle finestre, dei balconi, altro; comunque si riporta parte di enunciato
D. M. 236/89 CAPO IV Art. 8 SPECIFICHE FUNZIONALI E DIMENSIONALI
8.1Unità ambientali e loro componenti
8.1.8 Balconi e terrazze Il parapetto deve avere una altezza minima di 100 cm ed essere inattraversabile da una sfera di 10 cm di diametro. Per permettere il cambiamento di direzione, balconi e terrazze dovranno avere almeno una spazio entro il quale sia inscrivibile una circonferenza di diametro 140 cm.

In ogni caso per evitare cadute da sovrastrutture si esprimono riferimenti normativi dettati da SIA 358 _ 500 _ SN 640 075 _ 640 238 _ 640 568 _ ordinamenti specifici per ambiti professionali
Per altezze di caduta elevate in ragioni funzionali atte ad impedire sensazioni di insicurezza e di vertigine, gli elementi di protezione vanno alzati di 10cm. Nel caso di altezze di caduta elevate, ossia i palazzi costituire condominio verticale, l’altezza degli elementi di protezione va definita in base al rischio di caduta e dovrebbe essere quindi aumentata di almeno 20 cm.

Quanto sopra senza arrivare ad estremo di comparazione imposto da Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali * Circ. 29 del 27/8/2010. A protezione dei lavoratori sulle coperture è possibile l’impiego di ponteggi di cui al D.Lgs. 81/08 previo specifico progetto (UNI EN 13374 e linee guida ISPESL su Protezione bordi) che definisce il parapetto ad altezza minima di centimetri 140 rispetto al piano di calpestio del palancato di ponteggio e di centimetri 120 in correlazione diretta dalla linea obliqua superiore di falda inclinata cui l’apprestamento ne è a servizio

A riepilogo.
Se l’assemblea dei Condomini decide di appaltare opere di riqualificazione dello stabile, stando al criterio di adeguamento normativo al momento di porre in atto lavori di risanamento, restauro, ristrutturazione, altro, e rimanendo fermi che potiate in un domani commissionare lavori a terzi sul vostro balcone e/o terrazzo, si suggeriscono almeno 110 centimetri di altezza globale parapetto relativo con correnti posti alla distanza massima fra di loro non superiore a centimetri 10, nel caso il preesistente sia inferiore; così anche per la tromba scale ove ci siano dei vuoti cospicui e superiori a centimetri 200 di dislivello; in proposito, la distanza massima tra il profilo interno del ponteggio e la facciata di prospetto è prevista e prescritta a centimetri 20 e quindi se tra parapetto e parapetto si supera questa soglia il rischi di caduta diventa di rilevanza legale.
Sempre in questo caso, salvo ordine inserito nel D.U.V.R.I. e/o D.V.R. di provvedere prima ad innalzamenti dei parapetti dei terrazzi di copertura del corpo di fabbrica, dovrete portarli, assicurarli, ad una quota di garanzia minima pari a centimetri 120; per tutto il resto, oltre alle Leggi in vige, si aggiunga il buon senso migliorare le condizioni di tutela personali e di altri che siano.

Geom. Erminio Pagliaro – Collegio ROMA 6452
– Abilitato PromoTer (Confcommercio/CCIAA) C.S.P.E. / Aggiornamento validato EBINFOS/ANFOS (SPES * Università Cattolica)
– Certificatore art. 1 L. 818/84 Prevenzione Incendi – Min. Int. G.U. 85/2003 / Aggiornamento validato Albo _ VVF
– Libero docente attestato Università La Sapienza di ROMA
– Cons. Tecn. Uff. TRIBUNALE di Roma
– Reg. Lazio attestata formazione Istruttore USI CIVICI

DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008 N. 81
Testo coordinato con il Decreto Legislativo 3 agosto 2009 n. 106
Attuazione articolo 1 Legge 3 agosto 2007 n. 123 in materia tutela salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Testo integrato con:
• Legge del 2 agosto 2008 n. 129 (conversione del D.L. 97/2008)
• Legge del 6 agosto 2008 n. 133 (conversione del D.L. 112/2008)
• Legge del 27 febbraio 2009 n. 14

A cura dell’ing. Ezio Di Girolamo
Direzione Generale per l’Attività Ispettiva
Divisione III – Coordinamento della vigilanza tecnica
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali

Art. 3. (Campo di applicazione)
1. Il presente decreto legislativo si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie
di rischio.

CAPO III GESTIONE DELLA PREVENZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO
Sezione I
MISURE DI TUTELA E OBBLIGHI
Art. 15. (Misure generali di tutela)
1. Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono:
a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza;
b) la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro;
c) l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico;
d) il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;
e) la riduzione dei rischi alla fonte;
f) la sostituzione di ciò che é pericoloso con ciò che non lo é, o é meno pericoloso;
g) la limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio;
h) l’utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro;
i) la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
l) il controllo sanitario dei lavoratori;
m) l’allontanamento del lavoratore dall’esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona e l’adibizione, ove possibile, ad altra mansione;
t) la programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche attraverso l’adozione di codici di condotta e di buone prassi;

CAPO II
NORME PER LA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI SUL LAVORO NELLE COSTRUZIONI E NEI LAVORI IN QUOTA
Sezione I Campo di applicazione

Art. 105. (Attività soggette)
1. Le norme del presente capo si applicano alle attività che, da chiunque esercitate e alle quali siano addetti lavoratori subordinati o autonomi, concernono la esecuzione dei lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risana-mento, ristrutturazione o equipaggiamento, la trasformazione, il rinnovamento o lo smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali, comprese le linee e gli impianti elettrici, le opere stradali, ferroviarie, idrauliche, marittime, idroelettriche, di bonifica, sistemazione forestale e di sterro.
Costituiscono, inoltre, lavori di costruzione edile o di ingegneria civile gli scavi, ed il montaggio e lo smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per la realizzazione di lavori edili o di ingegneria civile. Le norme del presente capo si applicano ai lavori in quota di cui al presente capo e ad in ogni altra attività lavorativa.

Art. 106. (Attività escluse)
1. Le disposizioni del presente capo, ad esclusione delle sole disposizioni relative ai lavori in quota, non si applicano:
a) ai lavori di prospezione, ricerca e coltivazione delle sostanze minerali;
b) alle attività di prospezione, ricerca, coltivazione e stoccaggio degli idrocarburi liquidi e gassosi nel territorio nazionale, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale e nelle altre aree sottomarine comunque soggette ai poteri dello Stato;
c) ai lavori svolti in mare.

Art. 107. (Definizioni)
1. Agli effetti delle disposizioni di cui al presente capo si intende per lavoro in quota: attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile.

Art. 111.
(Obblighi del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota)
1. Il datore di lavoro, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, in conformità ai seguenti criteri:
a) priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
b) dimensioni delle attrezzature di lavoro confacenti alla natura dei lavori da eseguire, alle sollecitazioni prevedibili e ad una circolazione priva di rischi.
2. Il datore di lavoro sceglie il tipo più idoneo di sistema di accesso ai posti di lavoro temporanei in quota in rapporto alla frequenza di circolazione, al dislivello e alla durata dell’impiego. Il sistema di accesso adottato deve consentire l’evacuazione in caso di pericolo imminente. Il passaggio da un sistema di accesso a piattaforme, impalcati, passerelle e viceversa non deve comportare rischi ulteriori di caduta.
3. Il datore di lavoro dispone affinché sia utilizzata una scala a pioli quale posto di lavoro in quota solo nei casi in cui l’uso di altre attrezzature di lavoro considerate più sicure non é giustificato a causa del limitato livello di rischio e della breve durata di impiego oppure delle caratteristiche esistenti dei siti che non può modificare.
4. Il datore di lavoro dispone affinché siano impiegati sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi alle quali il lavoratore é direttamente sostenuto, soltanto in circostanze in cui, a seguito della valutazione dei rischi, risulta che il lavoro può essere effettuato in condizioni di sicurezza e l’impiego di un’altra attrezzatura di lavoro considerata più sicura non é giustificato a causa della breve durata di impiego e delle caratteristiche esistenti dei siti che non può modificare. Lo stesso datore di lavoro prevede l’impiego di un sedile munito di appositi accessori in funzione dell’esito della valutazione dei rischi ed, in particolare, della durata dei lavori e dei vincoli di carattere ergonomico.
5. Il datore di lavoro, in relazione al tipo di attrezzature di lavoro adottate in base ai commi precedenti, individua le misure atte a minimizzare i rischi per i lavoratori, insiti nelle attrezzature in questione, prevedendo, ove necessario, l’installazione di dispositivi di protezione contro le cadute. I predetti dispositivi devono presentare una configurazione ed una resistenza tali da evitare o da arrestare le cadute da luoghi di lavoro in quota e da prevenire, per quanto possibile, eventuali lesioni dei lavoratori. I dispositivi di protezione collettiva contro le cadute possono presentare interruzioni soltanto nei punti in cui sono presenti scale a pioli o a gradini.
6. Il datore di lavoro nel caso in cui l’esecuzione di un lavoro di natura particolare richiede l’eliminazione temporanea di un dispositivo di protezione collettiva contro le cadute, adotta misure di sicurezza equivalenti ed efficaci. Il lavoro é eseguito previa adozione di tali misure. Una volta terminato definitivamente o temporaneamente detto lavoro di natura particolare, i dispositivi di protezione collettiva contro le cadute devono essere ripristinati.
7. Il datore di lavoro effettua i lavori temporanei in quota soltanto se le condizioni meteorologiche non mettono in pericolo la sicurezza e la salute dei lavoratori.
8. Il datore di lavoro dispone affinché sia vietato assumere e somministrare bevande alcoliche e superalcoliche ai lavoratori addetti ai cantieri temporanei e mobili e ai lavori in quota.

Art. 115. (Sistemi di protezione contro le cadute dall’alto)
1. Nei lavori in quota qualora non siano state attuate misure di protezione collettiva come previsto all’articolo 111, comma 1, lettera a), é necessario che i lavoratori utilizzino idonei sistemi di protezione idonei per l’uso specifico composti da diversi elementi, non necessariamente presenti contemporaneamente conformi alle norme tecniche, quali i seguenti:
a) assorbitori di energia;
b) connettori;
c) dispositivo di ancoraggio;
d) cordini;
e) dispositivi retrattili;
f) guide o linee vita flessibili;
g) guide o linee vita rigide;
h) imbracature.
2. (comma abrogato)
3. Il sistema di protezione deve essere assicurato, direttamente o mediante connettore lungo una guida o linea vita, a parti stabili delle opere fisse o provvisionali.
4. Nei lavori su pali il lavoratore deve essere munito di ramponi o mezzi equivalenti e di idoneo dispositivo anticaduta.

Art. 125. (Disposizione dei montanti)
4. L’altezza dei montanti deve superare di almeno m 1,20 l’ultimo impalcato; dalla parte interna dei montanti devono essere applicati correnti e tavola fermapiede a protezione esclusivamente dei lavoratori che operano sull’ultimo impalcato.

Art. 126. (Parapetti)
1. Gli impalcati e ponti di servizio, le passerelle, le andatoie, che siano posti ad un’altezza maggiore di 2 metri, devono essere provvisti su tutti i lati verso il vuoto di robusto parapetto e in buono stato di conservazione.

Allegato I
Gravi violazioni ai fini dell’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale
Violazioni che espongono a rischi di carattere generale
• Mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi;
• Mancata elaborazione del Piano di Emergenza ed evacuazione;
• Mancata formazione ed addestramento;
• Mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del relativo responsabile;
• Mancata elaborazione piano operativo di sicurezza (POS);
Violazioni che espongono al rischio di caduta dall’alto
• Mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto;
• Mancanza di protezioni verso il vuoto.
Violazioni che espongono al rischio di seppellimento
• Mancata applicazione delle armature di sostegno, fatte salve le prescrizioni desumibili dalla relazione tecnica di consistenza del terreno.
Violazioni che espongono al rischio di elettrocuzione
• Lavori in prossimità di linee elettriche in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi;
• Presenza di conduttori nudi in tensione in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi;
• Mancanza protezione contro i contatti diretti ed indiretti (impianto di terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale).
Violazioni che espongono al rischio d’amianto
• Mancata notifica all’organo di vigilanza prima dell’inizio dei lavori che possono comportare il rischio di esposizione ad amianto.

ALLEGATO IV REQUISITI DEI LUOGHI DI LAVORO
1. AMBIENTI DI LAVORO
1.1 Stabilità e solidità
1.1.1. Gli edifici che ospitano i luoghi di lavoro o qualunque altra opera e struttura presente nel luogo di lavoro devono essere stabili e possedere una solidità che corrisponda al loro tipo d’impiego ed alle caratteristiche ambientali.
1.1.2. Gli stessi requisiti vanno garantiti nelle manutenzioni.
1.1.5. L’accesso per i normali lavori di manutenzione e riparazione ai posti elevati di edifici, parti di impianti, apparecchi, macchine, pali e simili deve essere reso sicuro ed agevole mediante l’impiego di mezzi appropriati, quali andatoie, passerelle, scale, staffe o ramponi monta pali o altri idonei dispositivi.
1.3.9. L’accesso ai tetti costituiti da materiali non sufficientemente resistenti può essere autorizzato soltanto se siano fornite attrezzature che permettono di eseguire il lavoro in tutta sicurezza.
1.3.10. Le scale ed i marciapiedi mobili devono funzionare in piena sicurezza, devono essere muniti dei necessari dispositivi di sicurezza e devono possedere dispositivi di arresto di emergenza facilmente identificabili ed accessibili.
1.3.15.2. Le piattaforme sopraelevate dei posti di lavoro e di manovra dei forni, nonché le relative scale e passerelle di accesso, devono essere costruite con materiali incombustibili.
1.4. Vie di circolazione, zone di pericolo, pavimenti e passaggi
1.4.1. Le vie di circolazione, comprese scale, scale fisse e banchine e rampe di carico, devono essere situate e calcolate in modo tale che i pedoni o i veicoli possano utilizzarle facilmente in piena sicurezza e conformemente alla loro destinazione e che i lavoratori operanti nelle vicinanze di queste vie di circolazione non corrano alcun rischio.
1.4.5. Nella misura in cui l’uso e l’attrezzatura dei locali lo esigano per garantire la protezione dei lavoratori, il tracciato delle vie di circolazione deve essere evidenziato.
1.4.6. Se i luoghi di lavoro comportano zone di pericolo in funzione della natura del lavoro e presentano rischi di cadute dei lavoratori o rischi di cadute d’oggetti, tali luoghi devono essere dotati di
dispositivi per impedire che i lavoratori non autorizzati possano accedere a dette zone.
1.4.7. Devono essere prese misure appropriate per proteggere i lavoratori autorizzati ad accedere alle zone di pericolo.
1.4.8. Le zone di pericolo devono essere segnalate in modo chiaramente visibile.
1.4.10. I pavimenti ed i passaggi non devono essere ingombrati da materiali che ostacolano la normale circolazione.
1.4.11. Quando per evidenti ragioni tecniche non si possono completamente eliminare dalle zone di transito ostacoli fissi o mobili che costituiscono un pericolo per i lavoratori o i veicoli che tali zone devono percorrere, gli ostacoli devono essere adeguatamente segnalati.
1.4.12.2. I parapetti devono essere disposti in modo da garantire i lavoratori anche contro i pericoli derivanti da urti o da eventuale caduta del carico di manovra.
1.4.12.3. Gli stessi parapetti devono essere applicati anche sui lati delle aperture dove si effettua il carico e lo scarico, a meno che per le caratteristiche dei materiali in manovra ciò non sia possibile. In quest’ultimo caso, in luogo del parapetto normale deve essere applicata una solida barriera mobile, inasportabile e fissabile nella posizione di chiusura mediante chiavistello o altro dispositivo. Detta barriera deve essere tenuta chiusa quando non siano eseguite manovre di carico o scarico al piano corrispondente.
1.5. Vie e uscite di emergenza.
1.5.1. Ai fini del presente punto si intende per:
1.5.1.1. via di emergenza: percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro;
1.7.3. Le impalcature, le passerelle, i ripiani, le rampe di accesso, i balconi ed i posti di lavoro o di passaggio sopraelevati devono essere provvisti, su tutti i lati aperti, di parapetti normali con arresto al piede o di difesa equivalenti. Tale protezione non è richiesta per i piani di caricamento di altezza inferiore a m. 2.00.
1.8 Posti di lavoro e di passaggio e luoghi di lavoro esterni
1.8.1. I posti di lavoro e di passaggio devono essere idoneamente difesi contro la caduta o l’investimento di materiali in dipendenza dell’attività lavorativa.
1.8.2. Ove non sia possibile la difesa con mezzi tecnici, devono essere adottate altre misure o cautele adeguate.
1.8.3. I posti di lavoro, le vie di circolazione e altri luoghi o impianti all’aperto utilizzati od occupati dai lavoratori durante le loro attività devono essere concepiti in modo tale che la circolazione dei pedoni e dei veicoli può avvenire in modo sicuro.

ALLEGATO XI
ELENCO DEI LAVORI COMPORTANTI RISCHI PARTICOLARI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE DEI LAVORATORI
1. Lavori che espongono i lavoratori a rischi di seppellimento o di sprofondamento a profondità superiore a m 1,5 o di caduta dall’alto da altezza superiore a m 2, se particolarmente aggravati dalla
natura dell’attività o dei procedimenti attuati oppure dalle condizioni ambientali del posto di lavoro o dell’opera.

ALLEGATO XVIII
VIABILITA’ NEI CANTIERI, PONTEGGI E TRASPORTO DEI MATERIALI

1.7 In caso di pericolo i posti di lavoro devono poter essere evacuati rapidamente e in condizioni di massima sicurezza da parte dei lavoratori.
2.1.3.3. La distanza fra due traversi consecutivi non deve essere superiore a m 1,20.

2.1.5. Parapetti
2.1.5.1. Il parapetto di cui all’articolo 126 è costituito da uno o più correnti paralleli all’intavolato, il cui margine superiore sia posto a non meno di 1 metro dal piano di calpestio, e di tavola fermapiede alta non meno di 20 centimetri, messa di costa e poggiante sul piano di calpestio.
2.1.5.4. E’ considerata equivalente al parapetto definito ai commi precedenti, qualsiasi protezione, realizzante condizioni di sicurezza contro la caduta verso i lati aperti non inferiori a quelle
presentate dal parapetto stesso.
3.2.3. Dal lato interno dei sostegni di cui sopra, all’altezza di m 1,20 e nel senso normale all’apertura, devono essere applicati due staffoni in ferro sporgenti almeno cm 20, da servire per
appoggio e riparo del lavoratore.

Geom. ERMINIO Pagliaro

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